Archivio Digitale  Straniere

Visita all'harem di un sultano

Tipologia Fonte testuale

Datazione

Data (da)
01/08/1963
Data (a)
01/08/1963

Tipologia di testo

Articolo

Responsabilità

Azione
Inserimento
Data
29/11/2024
Compilatore
Livia de Pinto

Sede

Periodico generalista

Titolo

Visita all'harem di un sultano

Tipologia titolo

originale

Descrizione

Articolo di Folco Quilici dedicato alla visita in un harem della Nigeria con fotografie di Laura Grisi (firma Laura Quilici), pubblicato su «La Stampa», domenica 1 agosto 1963.

Data (testuale)

01-08-1963

Note alla data

Data di pubblicazione dell'articolo

Analisi fonte testuale (AI)

1) Tradizionale: "Il Sultano stesso ci spiegò che il suo palazzo era nato pezzo per pezzo, senza ordine, stanze, cortili e corridoi si erano moltiplicati col moltiplicarsi delle mogli. Ora ne aveva novanta, tra giovani e vecchie, e anche lui molte volte non ritrovava più la strada per andare da un appartamento all’altro... un dedalo di ambienti dal disegno e dall'architettura assolutamente tradizionali, dove sembrava impossibile non perdersi" | "Dovete comprendere: la nostra è una vita dove la poligamia è tradizione sacra. Se anche una sola vecchia non fosse ammessa e considerata dai giovani, e tutte insieme non sorvegliassero i figli." | Orientale: "Il Sultano sorrideva, forse pensava forse all’Aladino capitato in quest’Africa 1963 ci sono a migliaia e poi rivedrei le antiche fiabe arabe. Ma non direi a sapore di favola orientale... ci guardava e sorrideva, regale nel suo vestito di seta candida." | Straniero: "I vecchi europei del posto ci dissero che a nessuno era stato concesso perché la vita era un dono: la mia moglie compiva assieme a noi la missione africana... A noi possono sembrare immobili e senza voci, e hanno invece momenti di viva ansia che lo sguardo dello straniero non coglie, e ci hanno invece momenti di felicità improvvisa." | Naturale: "Tutto ciò pareva loro naturale, per noi lo era un po' meno, non potevamo fare a meno di sorridere quando da qualcuna delle strette finestre vedevamo un volto di bimbo che ci guardava con espressione curiosa, sottilmente eccitata."