Sesto spazio: Il laboratorio teatrale di medicina narrativa "Le storie degli altri" (a cura di Tiziana de Rogatis)
Titolo
- Sesto spazio: Il laboratorio teatrale di medicina narrativa "Le storie degli altri" (a cura di Tiziana de Rogatis)
Descrizione progetto
Il laboratorio teatrale di medicina narrativa Le storie degli altri si è tenuto all’Università per Stranieri di Siena per due anni di seguito, dal 2024 al 2025. Il laboratorio - a larga maggioranza femminile - è stato frequentato da 8 mediche/ci, 12 infermiere/i, 2 professioniste/i sanitari, e 17 studentesse/i. Il laboratorio è stato realizzato da Egumteatro e dalla drammaturga Annalisa Bianco, in collaborazione con due progetti Unistrasi fondati sulla medicina narrativa e sulla mediazione interculturale (PNRR/THE spoke 3/3-4 PI Anna Di Toro e spoke 10/5 PI Tiziana de Rogatis), con l'Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e con Medici senza Frontiere. All’interno dell’Università per Stranieri di Siena, luogo elettivo di incontro tra le differenze e i loro valori, si è radicato quindi questo racconto polifonico della cura e del suo potere.
In particolare durante il secondo anno, Tiziana de Rogatis e Andreina Sgaglione (a diverso titolo nel team di progetto di questo archivio, parte del PNRR/THE spoke 10/5) hanno partecipato attivamente al laboratorio teatrale, intervenendo con seminari e supporti di medicina narrativa. Alla fine di ciascuno dei due anni, il laboratorio ha prodotto uno spettacolo teatrale, messo in scena dalla drammaturga Annalisa Bianco e dalle/i partecipanti qui sopra elencate/i: 1) Le storie degli altri presso l’Università per Stranieri di Siena, aula magna Virginia Woolf – 20 dicembre 2024; 2) Del nostro meglio (storie di Cura, Dilemma e Pregiudizio) presso il Teatro dei Rozzi, Siena - 19 dicembre 2025.
Qui di seguito alleghiamo il link al secondo dei due spettacoli
https://www.youtube.com/watch?v=8JZ7mvvXHxA
Riportiamo inoltre alcuni brani dal volantino di questo secondo e ultimo spettacolo (Del nostro meglio) del laboratorio, a cura della drammaturga Annalisa Bianco.
«Questo progetto è stato fin dall’inizio un luogo accogliente all’interno del quale chi decide di restare sa che la pulsione individuale che lo ha spinto fin lì si trasformerà in allenamento pratico alla discussione, alla condivisione, al lavoro collettivo, all’accettazione concreta dell’altro. Ed è così che, per il secondo anno consecutivo, il nostro progetto ha attratto l’interesse di chi ci aspettavamo, ma anche di persone che non sapevamo con certezza di poter interessare e forse anche di persone che non ci aspettavamo proprio. In questo modo si è nuovamente costituito il nostro eterogeneo e bellissimo gruppo di lavoro, bellissimo proprio perché così eterogeneo.
Sono arrivati così le studentesse e gli studenti, soprattutto di Mediazione e di Medicina, ma poi anche mediche/i, infermiere/i, dipendenti amministrative/i dell’AOUS, e poi tutti gli altri: educatrici dei centri di accoglienza, studentesse liceali, insegnanti… e le loro età erano comprese tra i 15 e i 60 anni. E così l’eterogeneità è subito diventata la principale risorsa. Arthur Frank, professore di Sociologia all’Università di Calgary, che si è occupato di malattia ed etica delle cure, parla di potere trasformativo delle storie e suggerisce di porsi questa domanda: che tipo di persona si diventa prestando ascolto ad una storia? E non: che cosa hai appreso da questa storia?
E se nel primo anno del nostro progetto abbiamo provato a dare risposta a queste domande e corpo a queste idee, lavorando sulle testimonianze di operatrici e operatori di Medici senza Frontiere, storie estreme, di sofferenza e di ingiustizia, quest’anno coloro che hanno partecipato al laboratorio hanno scritto. Hanno scritto le loro storie personali e professionali, intrecciate con le storie di molte altre persone incontrate sulle loro strade.
[…] Anche quest’anno non vedrete in scena né veri attori, né veri personaggi, vedrete invece un bellissimo e variegato coro, un insieme omogeneo e consapevole di una precisa scelta etica. Niente esibizione di sé, nessuna ostentazione di competenze professionali, solo aderenza alla testimonianza. Il teatro come vero e proprio centro dove possono dirigersi tutti, e questo perché il nostro coro è un potente dispositivo di diffusione delle emozioni e della consapevolezza etico-politica che informa le nostre testimonianze».
