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2022-12-10_10-35-20

Tipologia Post

Datazione

Data (estremo remoto)
10/12/2022
Data (estremo recente)
10/12/2022

Titolo

2022-12-10_10-35-20

Didascalia

?Il dibattito sul linguaggio da utilizzare per le neurodivergenze (e per le disabilità in generale) è molto vivo e vario.

❌ Più che dire “questo non si dice”, “quell’altro è stigmatizzante”, mi premeva aprire una riflessione su che cosa comunichi ciascuna scelta, e ragionare insieme su come possa applicarsi diversamente a condizioni diverse. 

⚠️ Una sola cosa mi sento di bollare come “errata”: non posso essere “affetta da” qualcosa che non sia una malattia. Ma naturalmente c’è chi pensa che le condizioni del neurosviluppo lo siano ?

?? Tu che cosa ne pensi? Che scelte fai? Che cosa ti comunicano? Fammelo sapere nei commenti!

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Data del post

10-12-2022 - 10-12-2022

Trascrizione

"Un bipolare"
"Ha l'autismo"
"Neurodiverso"
"è una 
persona 
ADHD"
"con 
dislessia"

COME SI DICE?

"Discalculica"
"Una border"

IL MODO GIUSTO PER
PARLARE DI ADHD,
AUTISMO E OGNE
NEURODIVERGENZA

NON ESISTE.
MA...
 

1 SE PARLI DI/CON
UNA SOLA PERSONA
Puoi chiedere a lei che
termini preferisca!

2 SE PARLI DI UN
GRUPPO

Puoi affidarti ai
sondaggi oppure
scegliere… 
 

CHE MESSAGGIO
VO! MANDARE?

"Una donna con una borsa",
"una donna con autismo"
suggerisce che l'accessorio,
o la condizione, non siano 
parte della persona (e che si
possa/sia meglio rimuoverle).

"Una ragazza alta",
"una ragazza autistica"
suggerisce che la caratteristica,
o la condizione, siano parte
della persona (e che, quindi, la
caratterizzino sempre).

IN LINEA GENERALE
. Le persone la cui condizione 
ha effetti sulla loro modo di 
pensare e percepire fin da 
bambine e per tutta la vita 
(autismo, ADHD, DSA...), 
specie se hanno abbracciato 
la loro condizione/fanno 
advocacy tendono a 
preferire un linguaggio 
identitario.

. Le persone la cui condizione 
è transitoria, guaribile, e 
altera la loro visione rispetto 
ai periodi di serenità 
(neurodivergenze acquisite, 
come alcuni disturbi di 
personalità), tendono a 
preferire maggiore distanza 
("con disturbo borderline").
->

La questione é dibattuta nelle comunità.

Ask the Editor: What is the Most Appropriate Way to
Talk About Individuals with a Diagnosis of Autism?

Giacomo Vivanti

Journal of Autism and Developmental Disorders 50, 691-693 (2020) | Cite this article

Does Language Matter? Identity-First Versus Person-
First Language Use in Autism Research: A Response to
Vivanti

Monique Botha &, Jacqueline Hanion & Gemma Louise Williams

Journal of Autism and Developmental Disorders (2021) | Cite this article

Le linee guida accademiche permettono
entrambi gli usi laddove non si conosca la
preferenza, ma ci sono obiezioni tipo: ->

APASTYLE

STYLE AND GRAMMAR GUIDELINES 

Home > Style and Grammar Guidelines >

PRODUCTS 

Bias-Free Language > Disability
 

"Ma usare un 
linguaggio 
identitario non 
significa 
identificare la 
persona con la
sua condizione?" 

"Il modo in cui
penso, percepisco
il mondo e mi ci
relaziono è una
parte della mia
identità. Poi sono
anche altro!"

"Ma non è un problema
che la loro condizione sia
parte della loro identità?
Non è meglio ricordare 
che sono, prima, 
persone?" 

"E non è un problema che 
per ricordare che siamo 
persone tu debba separarci 
dalla nostra condizione?"

Ogni scelta linguistica ha i suoi pro
e i suoi contro, e comunica dei
messaggi impliciti ed espliciti per
chi si occupa di neurodivergenze e
per chi le vive.

Tu che cosa ne pensi?
Che scelte fai?
Che cosa ti comunicano?


Fammelo sapere nei commenti!

 

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