2021-07-14_07-50-12
Datazione
- Data (estremo remoto)
- 14/07/2021
- Data (estremo recente)
- 14/07/2021
Titolo
- 2021-07-14_07-50-12
Didascalia
Il 14 luglio è la giornata internazionale del genere non binario.
Le persone non binarie sono - purtroppo - tra le più invisibili della comunità LGBTQ+, e questa invisibilità si manifesta anche dal modo in cui comunichiamo quotidianamente, visto che la nostra lingua, come anche altre, non ne contempla l'esistenza. Non esiste, in italiano, un modo per declinare un aggettivo, sostantivo e pronome, che non sia maschile o femminile.In questo post diamo qualche consiglio (che se ci seguite dall'inizio probabilmente avrete già sentito) su come ovviare a questo problema, per includere le persone non binarie nella conversazione.
Purtroppo, però, si tratta di soluzioni diverse tra loro, a volte anche contraddittorie, e non sempre praticabili. E per questo crediamo che non ci siano soluzioni giuste o sbagliate in senso assoluto (a patto che si sia comunque consapevoli del problema a monte, ovvero i limiti del binarismo di genere). Vorremmo quindi sapere da voi che idea avete in merito, quali soluzioni preferite adottare e perché. Ci sentiamo qui sotto!
#NonBinary
#NonBinaryPeoplesDay
#ComunicazioneInclusiva
#LinguaggioInclusivo
#ItalianoInclusivo
#AccessibilitàDigitale
Data del post
- 14-07-2021
Trascrizione
Superare il
binarismo.
di genereUna piccola guida
per la lingua italianaCosa vuol dire
non-binaryUna persona la cui identità di genere
non é riferibile al binarismo di genere
uomo-donna.E un termine ombrello che comprende
diverse interpretazioni del genere e
definizioni più specifiche, come
genderfluid (riconoscersi in generi
diversi in momenti diversi) o agender
(non riconoscersi in alcun genere).Qual è il problema
La lingua italiana declina molte
parole (pronomi, aggettivi e
sostantivi) in base al genere
della persona a cui si riferiscono.Questo crea un problema
quando dobbiamo rivolgerci a
persone che non si identificano
in uno dei due generi binari
(maschile/femminile), perché
non esiste un'alternativa
neutra “ufficiale”.
Per ragioni del tutto culturali,
legate alla centralità della
prospettiva maschile nella
narrazione del mondo,
l'italiano (non unico) si é
evoluto in modo che il
genere maschile diventasse
lo standard per riferirsi in
senso astratto o collettivo a
persone di genere indistinto.Attenzione: nonostante ciò,
sempre di maschile si tratta.Un uso inclusivo della lingua
richiede attenzione, in questo
senso: parlare al maschile di default
esclude automaticamente almeno
metà della popolazione dalla
conversazione.Raddoppiare i termini che
utilizziamo, declinandoli sia al
maschile che al femminile («tutti e
tutte») può essere una soluzione.Ma è realmente inclusiva?
No.
Le persone non binarie, e in
generale le persone che non si
riconoscono né nel maschile, né
nel femminile, esistono, e avrebbe
poco senso fare finta che non sia
cosi solo perché la nostra lingua
non contempla questa possibilità.La lingua è al servizio dei nostri
scopi comunicativi, non il
contrario.Cosa possiamo fare?
Costruire le frasi in modo da
non dover declinare le parole,
e scegliere parole neutre (ad
esempio: persone, chiunque,
etc).Utilizzare simboli grafici (*, @, -)
o fonetici (come la /u/ o lo
schwa /ə/) al posto delle
desinenze.Le sperimentazioni extra-
linguistiche sono preziose per
far evolvere la lingua stessa,
ma andrebbero usate il meno
possibile, perché creano diversi
problemi di accessibilità:sia per la comprensione del
testo, che viene complicata
dalla presenza di segni strani;sia per la possibilità che gli
screen reader interpretino
male quei segni, rendendo la
comprensione impossibile
per chi ascolta il testo.
Per questo "rigirare" le frasi,
cercando di non usare parole che
vanno declinate, è sicuramente la
soluzione migliore, sempre.Quando non è possibile evitare di
declinare una parola, però, la scelta sul
da farsi dipende da mille fattori.Ad esempio c'è chi sceglie di non
utilizzare segni "alternativi" per favorire
l'accessibilità, ma, per considerare le
persone non binarie, opta per un
maschile universale, piuttosto che per
un "raddoppio" («tutti e tutte»).
Noi, che abbiamo comunque
scelto di utilizzare lo schwa
quando dobbiamo declinare
una parola, crediamo che non ci
sia una soluzione a prescindere
più giusta di un‘altra.Al netto, naturalmente, del
fatto che la scelta sia frutto
di una consapevolezza
acquisita sul problema.Voi cosa ne pensate?
Hashtag
- #NonBinary #NonBinaryPeoplesDay #ComunicazioneInclusiva #LinguaggioInclusivo #ItalianoInclusivo #AccessibilitàDigitale
