Archivio Digitale  Straniere

2021-01-11_19-11-30

Tipologia Post

Datazione

Data (estremo remoto)
11/01/2021
Data (estremo recente)
11/01/2021

Titolo

2021-01-11_19-11-30

Didascalia

Continuiamo a parlare di linguaggio con un breve (forse troppo, il tema è ampio!) accenno all'uso del femminile nel linguaggio. 

In particolare, il tema della declinazione femminile di ruoli e mestieri storicamente ad appannaggio maschile ha creato, in tempi recenti, un grande dibattito - più culturale che linguistico - sull'uso di questi termini. 

Nel post abbiamo provato a spiegare perché ha senso, ed è importante, usare i termini giusti quando si parla di donne che ricoprono incarichi per cui non si è ancora diffusa la declinazione femminile. Anche in questi casi, come abbiamo detto spesso ultimamente, il maschile non può essere utilizzato come una parola neutra che indica la carica, al di là di chi la ricopre, come spesso viene detto di "sindaco" o "ministro". 

Ci sono nomi che non variano in base al genere, nomi in cui varia solo l'articolo, e nomi che invece vanno declinati al maschile e al femminile. Per approfondire il tema vi consigliamo una delle tante cose scritte da Vera Gheno @a_wandering_sociolinguist al riguardo, ovvero un articolo molto esaustivo pubblicato per @valigiablu.it , che trovate seguendo il link in bio.

A proposito di nomi e cognomi, nelle ultime slide facciamo anche un paio di appunti su alcune consuetudini linguistiche da evitare, parlando di donne. Sono espressioni purtroppo ancora ricorrenti soprattutto nel linguaggio giornalistico, che vanno di pari passo con i continui riferimenti ingiustificati alla sfera familiare delle donne di cui si parla (lo scienziato che fa una scoperta sarà "lo scienziato che fa una scoperta", la scienziata spesso diventa qualcosa come "la super mamma-scienziata" o una "moglie di" che guarda caso ha anche fatto una scoperta scientifica: altra cosa da evitare).

Avete mai incontrato delle resistenze sull'uso dei termini femminili? Avete mai faticato voi in prima persona? Fateci sapere nei commenti! E soprattutto ricordate di dare un'occhiata all'articolo al link in bio: vi tornerà utile anche per convincere anche le persone più scettiche!

#ItalianoInclusivo 
#ComunicazioneInclusiva 
#Comunicazione
 

Data del post

11-01-2021 - 11-01-2021

Trascrizione

Inclusività 

PARLARE AL
FEMMINILE 

Come e perché

Inclusività 

Nella lingua italiana si sono
consolidate diverse abitudini
culturali di cui ancora oggi,
quando parliamo di donne,
vediamo gli effetti negativi.
 

Inclusività 

Perché utilizziamo il femminile
per alcune parole e non per altre?

Tutto dipende dalla divisione
dei ruoli maschili e femminili
all'interno della società, e dal
prestigio che, di conseguenza, 
questi ruoli assumono nel
tempo.

Inclusività 

. Quando diciamo "segretaria"
pensiamo a chi prende
appuntamenti per un medico

. Quando diciamo "segretario"
pensiamo ai vertici di un partito

Questo ci aiuta a capire perché
a molte persone suona male
"sindaca".

Inclusività 

Usare la corretta declinazione al
femminile non é una deviazione
dalla norma. Significa legittimare
la presenza di una donna in quel
ruolo, anche quando si tratta di
mestieri storicamente svolti da
uomini.
 

Inclusività 

Dire ministra, sindaca, direttrice
é esattamente come dire
maestra, infermiera, allevatrice

Non é un caso che il problema
venga posto solo per cariche
professionali prestigiose. Che
sono quelle a cui le donne hanno
avuto accesso su larga scala più
di recente.
 

Inclusività 

Le declinazioni femminili di
questi e altri mestieri sono
tutte previste dalle regole
della lingua italiana, non
sono invenzioni create ad
hoc per finalità inclusive (e
peraltro non ci sarebbe
niente di male).
 

Inclusività 

E importante anche evitare un
linguaggio inutilmente
confidenziale e paternalistico. 

Lo si fa spesso, soprattutto
nel giornalismo, a causa di un
retaggio che infantilizza le
figure professionali femminili,
dando priorità alla sfera
intima e familiare.

Inclusività 

è preferibile evitare
l'articolo prima del cognome
di una donna, visto che non
lo si usa per gli uomini.
(ad esempio: "Cristoforetti"
o "Samantha Cristoforetti",
e non "la Cristoforetti")

Inclusività 

Meglio anche evitare l'uso
confidenziale del nome o di un
soprannome, se non è rilevante,
specie quando per un uomo non lo
si sarebbe fatto.
(ad esempio: sempre Cristoforetti
spesso viene chiamata solo
"Samantha", se non addirittura 
"AstroSamantha") 

Hashtag

#ItalianoInclusivo #ComunicazioneInclusiva #Comunicazione