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2024-07-22_13-06-07

Tipologia Post

Datazione

Data (estremo remoto)
22/07/2024
Data (estremo recente)
22/07/2024

Titolo

2024-07-22_13-06-07

Didascalia

estate = io che torno a rompere i coglioni

#femminismo #femminista #lega #lingua #schwa #feminism #feminist #donna #donne #linguistica #femminiliprofessionali #femminile #femminili #femminilisingolari
 

Data del post

22-07-2024 - 22-07-2024

Trascrizione

Dimmi che hai paura 
dell'emancipazione femminile 
senza dirmelo: inizia la Lega
perché la mancanza di inclusività della lingua italiana non è un problema di serie b

La Lega vuole
vietare l’uso del
femminile per gli
incarichi pubblici:
previste multe fino
a 5000 euro

Una delle prime cose che insegnano ai
giuristi è che il diritto si adatta ed evolve con
la società: non ha il potere di cambiarla, ma
ne é il suo esatto riflesso.

Chi propone una legge che si oppone ad una
lenta e spontanea evoluzione della società
già in atto, dimostra di non saperne un cazzo,
di legge.
 

Una delle prime cose che insegnano ai linguisti è che
determinare una lingua dall’alto significherebbe
decretarne la morte.

La lingua varia in base alle esigenze di chi parla: sono a
parlantə a determinarne l’evoluzione.

La lingua soddisfa le esigenze di chi sta in basso, non
funziona se imposta dall’alto.

Chi propone una legge che vieta l’utilizzo di parole che si
sono già instaurate nel vocabolario di chi parla dimostra
di non sapere un cazzo né di legge, né di linguistica.

La proposta di legge in questione, oltre a dimostrare per
l'ennesima volta l'ignoranza della Lega, pero, mette in
evidenza anche un’altra cosa: paura.
 

Ci dicono che i problemi della nostra società
sono altri, che aggrapparsi alla lingua significa
che il femminismo, quello vero, è morto.

Eppure ə linguistə ci rispondono che ciò che
non viene nominato tende ad essere meno
visibile agli occhi delle persone.

In questo senso, chiamare le donne che fanno
un certo lavoro con un sostantivo femminile
non è un semplice capriccio, ma il
riconoscimento stesso della loro esistenza*.

*FEMMINILI SINGOLARI, Vera Gheno.

Richiedere di utilizzare correttamente la grammatica
italiana (che prevede già il femminile di avvocato, sindaco 
rettore) significa richiedere di essere riconosciute in quanto 
donne che ricoprono una specifica carica. 

Riconoscerci il titolo al maschile significherebbe non tenere 
in considerazione che, in quanto donne, abbiamo fatto il 
triplo della fatica che avrebbe fatto un uomo, per arrivare 
dove siamo arrivate. 

Notizia dell'ultima ora: abbiamo smesso di accontentarci
delle briciole che il sistema patriarcale ci concede; 
se sono arrivata a quel punto, ci sono arrivata da donna
discriminata, pretendo che si sappia.

(spoiler: l'unico modo che ho per farlo, è che la mia carica
sia declinata al femminile.)

Ed è curioso che risulti più capriccioso chiedere il 
rispetto delle regole grammaticali italiane che tuttə 
impariamo fin dalle elementari, rispetto al continuo 
ostentarsi a non declinare un termine al femminile 
(gi° esistente), e sanzionare chiunque lo faccia.

Se la lingua non è così importante, se la lingua è un 
argomento di serie b, datemi un valido motivo per 
cui la destra ha deciso di provare a limitarne 
l'evoluzione. 

Il punto è sempre lo stesso, e la destra lo conosce 
bene: preservare lo status quo è più facile che 
rendersi conto che qualcosa nel nostro sistema 
(anche linguistico) non funziona. 
 

Ma vi do una notizia, cara Lega, la vostra paura non
fa altro che renderci fierə.

Ci avete solo fatto capire che le nostre singole
azioni hanno un peso, forse anche maggiore di
quello che credevamo.

Che la rivoluzione linguistica partisse del basso già 
lo sapevamo, ma il fatto che -finalmente- inizi a
spaventarvi, tanto da farvi attivare per proporre la
vostra ridicola legge, ci incentiva a continuare ad
utilizzare in modo massiccio femminili
professionali, schwa e asterischi, e a farvi cagare
sotto ancora di più.

Hashtag

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