Soffici, Ardengo
Nome completo
- Soffici, Ardengo
Nome
- Nome
- Ardengo
- Cognome
- Soffici
Date di nascita e morte
- Data di nascita
- 07/04/1879
- Data di morte
- 19/08/1964
Biografia
Membro della commissione del premio Viareggio 1939.
Ardengo Soffici crebbe in Toscana, tra Firenze e Prato. Mentre esercitava diversi piccoli mestieri a Firenze, iniziò a frequentare artisti fiorentini e mostre d’arte. Si iscrisse brevemente all’Accademia di belle arti di Firenze e poi alla Scuola libera di nudo. Nel 1900 si recò con alcuni amici a Parigi per visitare l’Esposizione universale. Rimase nella capitale francese per sette anni durante i quali collaborò a diverse riviste satiriche francesi, pubblicò in francese delle critiche di artisti italiani ed espose le sue opere al Salon des Indépendants. Grazie all’unione con Hélène d’Oettigen, che teneva un salotto di artisti a Parigi, conobbe diversi artisti europei come Apollinaire o Picasso. Mantenne tuttavia i contatti con l’Italia, in particolare con gli amici fiorentini Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini. Nel 1907 lasciò definitivamente Parigi e si stabilì a Poggio a Caiano, in provincia di Prato, dove abitò fino alla morte. Nel 1908 collaborò con Papini e Prezzolini alla fondazione de «La Voce», su cui pubblico vari articoli che contribuirono a far conoscere gli impressionisti francesi in Italia.
Inizialmente molto critico verso i futuristi, si trovò poi d’accordo con il loro proposito di svecchiare la cultura provinciale e accademica dell’Italia: espose le sue opere alla I Esposizione di pittura futurista che si svolse a Roma nel 1913. Lo stesso fondò la rivista «Lacerba» con Papini, alla quale collaborarono diversi futuristi come F. T. Marinetti, Umberto Boccioni e Aldo Palazzeschi. Partecipò a diverse mostre futuriste fino al dicembre 1914, quando ruppe i legami con Marinetti e Boccioni. Dopo la partecipazione alla prima guerra mondiale, pubblicò un giornale di guerra nel 1918 e in seguito diversi romanzi e saggi sull’arte. Nel 1920 fondò la rivista «Rete mediterranea» attraversa la quale promosse un recupero dei valori tradizionali dell’arte.
Entusiasmato dal fascismo, si trasferì a Roma dal 192 al 1924 e firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925. Collaborò alle terze pagine di diversi giornali e, a partire dal 1926, alle riviste «L’Italiano» di Longanesi e «Il Selvaggio» di Maccari dove sostenne la poetica di Strapaese. Lo stesso anno espose alla Biennale d’arte di Venezia e l’anno dopo pubblicò la raccolta poetica Elegia dell’ambra, recensita personalmente da Mussolini. Nel 1932, vinse il premio Mussolini per le Arti, assegnato dall’Accademia d’Italia e nel 1939, su proposta di Mussolini, fu nominato Accademico d’Italia. Nonostante la sua ricca attività di scrittore, artista e critico d’arte durante il Ventennio rimase deluso dal regime fascista che, secondo lui, non era riuscito a rinnovare profondamente la cultura italiana così come aveva promesso. Continuò a esporre le sue opere durante la guerra. Dopo la caduta del regime fu arrestato per collaborazionismo ma poi rilasciato per insufficienza di prove.
Funzioni, occupazioni e attività
scrittore, artista
Data (testuale)
- 1879-1964
Bibliografia
Luigi Corsetti, “Soffici, Ardengo”, Dizionario biografico degli italiani, Treccani, vol. 93, 2008
