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Giochiamo agli Indiani

Tipologia Fonte testuale

Datazione

Data (da)
01/01/1976
Data (a)
29/02/1976

Titolo

Giochiamo agli Indiani

Descrizione

Intervista a Eliseo Mattiacci a cura di U. Allemandi, in "Bolaffi Arte", a. VII, n. 56, gennaio-febbraio 1976, pp. 48-51, 112, realizzata in occasione della mostra personale Recupero di un mito e dell'assegnazione all'artista del premio Bolaffi da parte dei lettori della rivista

Data (testuale)

01-01-1976 - 29-02-1976

Analisi fonte testuale (AI)

1) Naturale: "Si, erano radiografie del mio corpo intero, al naturale, ma ridotte a frammenti, un'operazione compiuta utilizzando una forma di energia come i raggi X" | "Nei limiti della costrizione dovuta all'ingessatura, il mio comportamento era del tutto naturale." | Primario: "A me servivano soltanto come supporti per trascriverci sopra gli alfabeti primari, da quello etrusco a quello arabo, incisi con la punta dello scalpello senza alcuna variante" | "Era un richiamo ad un elemento primario, che è un po' una costante del mio lavoro. L'uso della creta ha voluto essere un'esperienza di contatto con la materia." | Primitivo: "Ci sono delle affinità tra questa azione che rievoca un rituale primitivo e la sua ultima mostra con i ritratti degli indiani pellirosse?" | Straniero: "Tra costoro una rosa ristretta di sette artisti è stata scelta dal Comitato del Premio Bolaffi composto dai seguenti 5 autorevoli rappresentanti del mondo dell'arte, tre direttori di musei (due di musei stranieri e uno di museo italiano)." | Tradizionale: "Per me era un problema proprio di spazio, fuori dagli schemi della scultura tradizionale. Forse avevo anche subito la suggestione ma inconscia, direi, delle ricerche spaziali" | "In quegli anni si sentiva l'esigenza di uscire dagli schemi tradizionali, dagli spazi domestici della galleria di un certo tipo" | "In realtà il mio lavoro non è stato mai rivolto al quadro, all'oggetto, ha sempre cercato un'amplificazione che fosse fuori, anche di un certo tipo di commercio tradizionale dell'arte."